mercoledì 22 novembre 2017

SOSTENIAMO LA BATTAGLIA DEI SINDACI PER L’ACQUA PUBBLICA!

Partiamo da un presupposto: un’impresa è tale se genera profitti. L’intento speculativo è proprio di chi svolge un’attività economica. E il guadagno è il metro con cui si misura il successo di un’impresa. Tutto questo in un’economia liberale non solo è legittimo, ma è fisiologico.
In una logica d’impresa tutto può divenire oggetto di commercio e di mercato. Tutto può essere fonte di guadagno e di speculazione. 
Alla logica del più forte, si sovrappone quella del più ricco: solo i più ricchi sopravvivranno. 
E gli altri?
Su questa domanda ognuno può rispondere e dire la sua. Ma non lasciamo la nostra coscienza in apnea o anestetizzata dal disimpegno.
Chi oggi gode dell’acqua pubblica non potrà dire lo stesso di domani.
La logica perversa della privatizzazione imperversa e vuole fagocitare i residui spazi che ancora impediscono di stringere il cappio su ciò che è essenziale e vitale per la popolazione. Per cosa?
Solo per il guadagno, per il superprofitto. Non c’è alcuna altra ragione.
Il “privato” approfitta delle disfunzioni del pubblico, della disattenzione degli amministratori e dei governanti per presentarsi come “efficiente” e solerte. Tutte boiate ipocrite. 
Quello che interessa è solo il guadagno, milioni e milioni di euro alla faccia del popolo bue.
Hanno sbagliato e sbagliano i nostri politucoli del cavolo, da Roma a Palermo, ad ignorare la volontà del popolo che vuole l’acqua pubblica e l’ha gridato con un referendum plebiscitario.
E sbagliamo noi a non appoggiare quotidianamente la lotta giusta e sacrosanta dei nostri sindaci che si battono per riconquistare l’acqua pubblica. È un dovere civico allontanare gli speculatori dal bene più prezioso che abbiamo per la nostra stessa sopravvivenza.
Vogliamo la risoluzione del contratto da Girgenti Acque senza se e senza ma. Vogliamo che l’acqua ritorni un bene pubblico, a gestione pubblica, senza sciacallaggi e senza rendite parassitarie.
In questi giorni si svolgerà davanti al TAR di Milano l’ennesimo scontro tra Girgenti Acque e l’ATI IDRICO, dopo che l’ATI IDRICO aveva ridotto le tariffe per il consumo di acqua con l’approvazione dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico.
Girgenti Acque, ovvio, ha impugnato gli atti davanti al Giudice, riservandosi – altrettanto ovvio – di chiedere il risarcimento dei danni.
L'ennesima dimostrazione della voglia di profitto di Girgenti acque: soldi, guadagno, profitto, con lo specchietto delle allodole della “corretta gestione”!
Chiediamo ( lo dobbiamo fare ognuno di noi nel nostro paese e città) a tutti i cittadini ed i Sindaci del territorio di farsi interpreti della volontà del popolo, lontani da clientelismi e compromessi e di sostenere la risoluzione IMMEDIATA del contratto con Girgenti Acque!
Chiediamo al nuovo Governo Regionale di rispettare la volontà del POPOLO e dare disposizioni normative chiare ed univoche per il ritorno a livello regionale della gestione pubblica dell’acqua!
NON SI SPECULA SULLA SETE DEI SICILIANI!
Coordinamento Agrigentino per l’Acqua Pubblica

Condivido e sottoscrivo.

Michele Barbera 

lunedì 6 novembre 2017

ASTENSIONISMO? NO GRAZIE! 10 MOTIVI PER ANDARE A VOTARE


Anche per le Elezioni Regionali della Sicilia l'astensionismo ha vinto: più della metà degli elettori non sono andati a votare. Agevolando così la mala politica ed i furbetti dell'urna elettorale. 
Voglio darvi, in questa breve scheda 10 buoni motivi per andare a votare.
1. Voto perché esprimo la mia opinione. Siamo in democrazia e gli assenti, nella logica dei numeri, hanno sempre torto. Il nostro voto potrà non essere condiviso, ma rappresenta un'opinione libera e democratica. La nostra e di nessun altro.
2. Se non votiamo agevoliamo la mala politica. Non è vero che non andando a votare esprimiamo una "protesta". Semmai è vero il contrario. Agevoliamo gli affaristi della politica, facendo pesare di più i voti di chi si reca alle urne, che magari è influenzato dagli affaristi ed i furbetti della politica. 
3. Se non votiamo non possiamo pretendere cambiamenti. Il nostro voto orienta le scelte dei rappresentanti. Se un governo viene bocciato democraticamente alle urne, chi lo sostituisce è orientato a non ripetere gli errori del passato. Il popolo comanda se esprime la sua opinione, altrimenti è ostaggio dei politici.
4. Nel voto c'è il futuro nostro e dei nostri figli. Parliamo, discutiamo e condividiamo in famiglia il voto. Ci motiverà di più ed al contempo, la discussione responsabilizza noi ed i nostri figli. Le scelte politiche e legislative condizioneranno il futuro della nostra comunità. 
5. Votare significa eleggere i nostri rappresentanti. Nel diritto costituzionale ci si batte per il cosiddetto "mandato elettorale" che non può essere paragonato ad un negozio giuridico, ad un contratto, ma ha un significato più profondo. L'eletto deve farsi portatore delle idee della comunità che rappresenta. Dire la nostra su questa scelta, sia che venga eletto chi votiamo, oppure no, significa contribuire alla scelta delle idee e dei progetti, condividerli o contrastarli. Siamo una comunità ed ognuno ha un proprio "debito sociale", cioè deve dare il suo contributo alla vita sociale, anche con il voto. Solo così il politico renderà conto al suo territorio delle scelte e del lavoro che ha fatto.
6. Non votare oggi può essere una scelta, ma domani potrebbe essere una costrizione. Non c'è fenomeno più aberrante nella democrazia che privare i cittadini del diritto di voto. Ma l'astensionismo agevola ciò. Svuota il diritto di voto ed i governanti saranno sempre più orientati a svalutare il consenso elettorale. Se il popolo non vota diventa inutile. Altri meccanismi soppiantano la scelta elettorale (listini bloccati, incarichi di governo a soggetti non eletti, disattenzione per i programmi, etc...). Alla fine il voto può diventare inutile e favorire un'oligarchia ad instaurare il suo potere. 
7. Il voto è un giudizio sull'attività di chi ci governa. I primi ad avere interesse all'astensionismo sono i cattivi governanti. Fanno disinteressare il popolo per meglio pilotare l'esito elettorale e puntare alla salvaguardia dei propri privilegi. Esprimere un voto negativo, scegliendo alternative politiche, rappresenta un modo per "punire" chi ha governato in modo sbagliato e deleterio. Leggere i programmi e pretendere che vengano attuati è diritto e prerogativa degli elettori, altrimenti diventano solo vuoti proclami di principi.
8. Se non votiamo noi, altri penseranno a farlo. Che senso ha non votare se altri lo faranno? La nostra assenza diventa forza per gli altri, per chi trova il tempo ed interesse per recarsi al seggio. 
9. L'astensionismo non è una protesta. Chi si astiene dal voto non esprime alcuna opinione, né dà alcun giudizio. E' solo un assente, un inerte che subirà passivamente le scelte altrui. La sua non è una protesta, ma un involontario appoggio a chi manovra clientele elettorali. 
10. Voto perché esisto. Proprio così. Ho diritto di far valere la mia opinione, il mio giudizio. Esisto, vivo in una democrazia e ne faccio parte. Lo strumento che mi dà la Costituzione democratica è il voto, è il diritto di fare politica con le idee e con gli uomini, di polemizzare e di cercare il consenso. 
Chi vota non fa semplicemente il suo dovere di cittadino, ma esercita il diritto inderogabile di essere parte viva di una democrazia!
By Michele Barbera 

mercoledì 25 ottobre 2017

MORIRE DI VERITA': OMAGGIO A DAPHNE CARUANA GALIZIA

Di verità si muore. Lo sanno bene i giornalisti, i magistrati, le forze di polizia che della verità sposano la causa. Spesso contro tutti e tutto. La verità non sempre è amata o voluta. Capita allora che ci si adagi in un limbo fatto di ipocrisia e di mezze bugie, pur di non trovarci di fronte al turbamento delle coscienze che scatena la verità.
In Sicilia alle autobombe ci siamo abituati. E sembra che più debbano fare rumore, tanto più è la verità che debbono seppellire. Non c'è dialogo, né perdono. Solo violenza, ferocia, rifiuto di ogni confronto. E c'è la barbara forza intimidatoria mafiosa. E ci sono i mandanti occulti, quelli del "terzo livello", con i colletti bianchi che non si vogliono sporcare le mani. 

Eppure questi criminali non sanno che la voglia di verità non può essere spenta. Forse, rimane ferita, forse agonizzante, forse riposa in un sonno inquieto. 
Ma prima o poi la verità rinasce, fa nuovi proseliti, raccoglie nuovi consensi. L'intelligenza non si arrende, perché è madre del coraggio. 
Non mi stupirei se le novità di queste ore fossero vere. Il che condurrebbe la morte di Daphne ad un circuito criminale internazionale mafioso, in cui l'Italia sarebbe tristemente coinvolta. 
La memoria di Daphne è affidata al fiume eterno della storia e con essa, il suo esempio. Che ci convince a non demordere, a non desistere. A non scendere a compromessi né con la nostra coscienza, né a concedere sconti a chi opera nel male, speculando sulla vita e sui bisogni degli altri e facendo del proprio arbitrio una legge sopraffattrice. 
La verità ha un prezzo che non tutti sono disposti a pagare. Ma questo prezzo è quello che rende migliore la società in cui viviamo, che non lascia impuniti crimini e criminali. E' un prezzo altissimo se pagato da una sola persona, ma se condiviso da tanti diminuisce sino ad annullarsi. E' l'amore per il vero, per il giusto che tanto più è diffuso, tanto più isola e disarma la violenza e l'ingiustizia. 
Riposa in pace Daphne. Il nostro migliore Augurio e la nostra Speranza è che il tuo esempio di instancabile operatrice di verità venga seguito da tanti altri, specie dai giovani, che sulla rete virtuale e nella vita quotidiana concreta, sappiano operare, in piena libertà e rispetto, perseguendo il Bene e difendendo il Giusto. 
Nella nostra società non abbiamo bisogno di eroi, ma di persone oneste.
By Michele Barbera 

mercoledì 18 ottobre 2017

IL GOOGLE ZEITGEIST: CLUB BILDERBERG, NUOVO ORDINE MONDIALE E LO "SPIRITO DEL TEMPO"



In Virginia nel giugno di quest'anno si è riunito il Club Bilderberg, il convegno ultrasegreto dei potenti del mondo. 
Del Bilderberg fa parte da tempo il C.E.O. di Google, Eric Schmidt sino al 2015. 
Ovviamente nel 2017 è stato invitato il nuovo CEO di Google, Sundar Pichai. Schmidt continua a fare parte del management di Google in un'azienda controllata l'Alphabet.
L'ordine del giorno ufficiale è stato: 
  • Amministrazione Trump: una relazione sui progressi compiuti
  • Relazioni Trans-Atlantiche: opzioni e scenari
  • L’alleanza della difesa Trans-Atlantica: proiettili, byte e dollari
  • La direzione della UE
  • La globalizzazione può essere rallentata?
  • Lavoro, reddito e le aspettative non realizzate
  • La guerra delle informazioni
  • Perché il populismo cresce?
  • Russia nell' ordine internazionale
  • Il Vicino Oriente
  • La proliferazione nucleare
  • Cina e l'impatto sull'economia globale
Alcune delle risoluzioni finali (almeno quelle che sono state rese note) rigorosamente in forma orale (niente scritti o documenti "compromettenti") hanno riguardato: 
1) "reset economico" globale, mettere in gran parte le risorse in possesso delle banche per affermare il predominio economico e finanziario su quello politico;
2) "guerra globale sulle informazioni";
3) l'intelligenza artificiale che utilizza i computer quantistici e tecnologia per cementare il  controllo sul pianeta;
4) rapporto sulla politica USA e l'amministrazione Trump definita "problematica"; 
5) lo sviluppo dell'economia cinese ed il suo impatto globale;
6) rafforzamento dell'alleanza atlantica.
In sintesi, le tematiche più scottanti sul futuro dell'umanità.
Con le stesse modalità del Bilderberg si è riunito  - in "piccolo" (si fa per dire) - il Google Camp 2017 in Sicilia, che, sulla scia del Club, circonda le sue convention di un clima di assoluta segretezza.
Nel Google Camp siciliano c'è stata l'eco di quanto discusso e deciso nel Bilderberg.
Il tutto all'insegna del "Google zeitgeist", lo spirito del tempo, per preparare il management di Google alle nuove sfide, in particolare quella dell'intelligenza artificiale in grado di "carpire" ed elaborare dati, manipolare opinioni ed orientare le informazioni, fino a crearne di nuove. Vere o false non importa. Importano di più gli effetti che avranno.  
Essere padroni dell'informazione è il nuovo target dell'elite mondiale: si è visto con le elezioni in USA, inquinate a distanza dagli hackers russi. 
E, forse, non è un caso che l'albergo dove si è tenuto il Bilderberg era in Virginia, a pochi chilometri dalla Casa Bianca, dove nello Studio Ovale siede un certo Trump (invitato pure lui, ma che ha disertato la riunione, mandando alcuni fedelissimi).
Comunque, a margine, della Sicilia devono aver parlato bene. Se è vero che la prossima riunione del Bilderberg, quella del 2018, dovrebbe tenersi a Taormina. 
Grandi esclusi dal meeting la Russia e.... la Corea del Nord. Può darsi, facendo una battuta, che Kim Jong-Un si sia "arrabbiato" per questo, sfogandosi a colpi di missili? 
Sta di fatto che, da notizie ANSA, il dittatore nord-coreano si sta "allenando" anche alla cyberguerra, con un esercito di 6.000 hacker.
In ogni caso c'è poco da stare allegri.
By Michele Barbera 

venerdì 13 ottobre 2017

LA CASA NEL CUORE DI BETTY SCAGLIONE CIMO', AULINO EDITORE


Betty Scaglione è un'attenta ed acuta osservatrice del suo tempo e della sua gente. 
Nel genere proficuo del memoir, l'autrice riesce ad accompagnare il lettore in una dimensione propria  ed originale, con uno stile accattivante e sapido allo stesso tempo. La coralità della narrazione fa sapientemente da contrappunto ad una tensione emotiva individuale propria della diaristica personale, con un tocco raffinato e femminile.
Sul piano diacronico di un presente che si fonde intimamente con il passato, nelle terre e nelle atmosfere che furono del Gattopardo, l'autrice rivive esperienze e sentimenti della sua giovinezza, con un “io” narrativo che coinvolge il lettore, reso intimo partecipe del pathos che fa vibrare incessantemente le corde del ricordo.
Betty: è lei, la donna, ritratta con le tinte novecentesche e moderne, in tutta la sua quintessenza di forza e di carisma, il vero protagonista del romanzo; lei stessa, l'autrice, che biograficamente offre al lettore scene e ricordi affezionati, ma anche le altre donne, colte, raffinate, popolane, contadine, apparentemente semplici, ma sempre complici e consolatrici che vivono in religiosa simbiosi con la casa. Donne mai sottomesse, sicure, padrone delle vicende e mai disposte a piegarsi a destini avversi.
Il fabbricato vive ed esiste metaforicamente come una grande madre che accoglie, nutre, ospita, abbraccia i suoi abitanti. Rappresenta quasi un'isola, con un perimetro temporale che si stenta a racchiudere nella normale successione degli anni: è un eterno presente, Betty-ragazza che vive, si confonde in un tutt'uno con la Betty-donna che ricorda. Entrambe realizzano nella casa un unicum onirico, una devozione quasi mistica, che neanche la sciagura del sisma del 1968 riesce a cancellare.
La casa-persona continua ad esistere ed a trasmettere emozioni. In essa è trasfigurata la stessa famiglia, custode amorevole della sacralità delle tradizioni, nume tutelare dei suoi ospiti, in grado sempre di stupire e stupirsi nella quotidianità semplice di ogni giorno e di soffrire e compatire quando il vento contrario agita le vele della serenità domestica.
Gli occhi dell'adolescente-bambina Betty sono curiosi, indagatori, allegri ed allo stesso tempo nostalgici, in pari tempo con il progredire della narrazione.
L'aneddotica che ritma il susseguirsi delle vicende, dei giochi con i coetanei, degli scherzi quasi innocenti, delle passeggiate vivificanti e solenni nella campagna, non risparmia neanche avvenimenti allo stesso tempo funesti ed intriganti, restituiti al lettore con la naturalezza e la freschezza di chi si affaccia con intraprendente curiosità e spensierato interesse alla vita, senza barriere pregiudiziali o filtri sociali. Nel romanzo c'è spazio per il quotidiano vissuto con gli altri e per le riflessioni intime e personali, a volte trasfuse in dialoghi resi con vivace briosità e sorprendente realismo.
Un'opera che rievoca nel lettore suggestioni di un passato unico, radicato nella storia: uno scrigno che aspetta di essere aperto.
Leggere Betty è come sfogliare tra le mani l'album delle foto di famiglia, in cui è facile notare quel particolare che emoziona, quella sfumatura di paesaggio o quel volto che, improvvisamente, rivive nella memoria, immortale come solo il sentimento e l'affetto familiare può essere.
By Michele Barbera


VOTO DI PREFERENZA, LISTE BLOCCATE E DEMOCRAZIA



Non giriamoci dall'altra parte. 
La riforma elettorale che ha acceso i dibattiti dei parlamentari e delle oligarchie di partito, tutti occupati e preoccupati di fare stime, analisi e previsioni, ha lasciato tiepida e quasi indifferente la maggioranza degli italiani. 
Vecchia storia, ormai. Gli italiani si sono disaffezionati alla politica (almeno per il 40-50%) e buona parte del resto va a votare quasi per inerzia. Né la riforma elettorale pare scuotere più di tanto l'elettore visto il pasticciaccio che hanno combinato, nell'intento di lasciare tutti contenti (i partiti ed i cespugli). 
Preferenza sì o no, collegi uninominali, listini bloccati, candidati italiani per i seggi "esteri", abbassamento della quota di sbarramento. Sembra che i parlamentari, paurosi di perdere la poltrona, facciano di tutto per complicare la vita al cittadino-elettore ed allontanarlo dalla politica effettiva, visto che il suo voto, per le alchimie politiche conta poco, quasi nulla. 
Preferenza? Non sia mai. Si tuona contro la preferenza, perché favorisce il voto di scambio, la compravendita di voti e fa vincere i "mafiosi". Può darsi. Ma basterebbe che il candidato non andasse a cercare i voti dei mafiosi e non li acquistasse illecitamente, per privilegiare la preferenza che è strumento supremo di democrazia e di sicuro impegno per il cittadino. 
Basterebbe, insomma, che il candidato si comporti onestamente senza ricorrere a brogli e compravendite. Chiedo troppo?
Meglio, forse, i listini bloccati che favoriscono i burocrati di partito e le rendite parassitarie di posizione, oltre ad impedire l'avvento di figure nuove che non abbiano il placet dei vertici? 
La verità è che da parte dei politici si tende ad un sistema che permetta di controllare l'esito del voto e gli eletti. Di fronte all'assenza di grandi figure di riferimento, i piccoli stregoni della politica preferiscono fare fronte ad un rischio calcolato per garantirsi il futuro politico. 
L'astensionismo sconfortato non serve. Né serve uno sterile voto di protesta che si apre sul nulla.
La battaglia va condotta nelle urne, scegliendo partiti e formazioni, ma sopratutto uomini di coraggio.
Non svendiamo il nostro voto, facciamo sentire idee e proposte, esigiamo il loro rispetto. Dobbiamo prendere per il bavero i candidati e fare sentire la nostra voce, che è la voce dell'elettore. 
Ricordiamoci che la vera politica inizia sempre dal basso, da quel popolo fin troppo vituperato e strapazzato. Perché alla fine a pagare il conto di una cattiva amministrazione è e sarà sempre lui.
By Michele Barbera 


mercoledì 11 ottobre 2017

“ALBERO A MEZZ'ACQUA DI MARE” di CALOGERO CANGELOSI, IL CONVIVIO EDITORE


La silloge antologica di Calogero Cangelosi racchiude parte della sua produzione poetica risalente agli anni novanta, in una rassegna lirica che schiude al lettore sentimenti nascosti, afflati ispirati con sprazzi di colorate finestre sulla natura che circonda l'azione-vita dell'uomo e la sinergia simbiotica che li unisce e fonde nell'intimo.
Calogero Cangelosi è il “poeta randagio”, che ama vagare negli spazi lirici del rapporto uomo-natura e che accarezza la semplicità emozionale come topos ermeneutico della esistenza umana.
Pennellate verbali, intense ed emozionali, che trasmutano di tinte nuove, con neologismi ed etimi-simbolo (accalmìa,cerilo, debbiare, etc...) concentrati nei titoli delle liriche, quasi a condensare, in una complessa monade, il concetto e l'essenza stessa dei versi a seguire, in una voglia ambiziosa che è insieme sperimentazione ed ermetismo, gioco di parole, grammelot e squarcio tridimensionale del foglio bianco.
La poesia esprime sempre ciò che i semplici sensi materiali non percepiscono, in una prospettiva spirituale priva di orpelli, essenziale, ma sempre delicata e di respiro universale: luce stanca di sera/ si perde tra onde del mare: tace il vento alla vita e le finestre lontane.
Nella lirica che dà il nome alla silloge, la dimensione metarealistica della natura si proietta in un ritratto (o forse autoritratto) antropomorfo: albero a mezz'acqua di mare/ coltivi fortune e desideri/ arrivi e partenze: orizzonte inquieto/ tocchi nubi passeggere.
Animo inquieto che trova riposo solo in solitudini mistiche e metaforici naufragi in orizzonti olistici, totalizzanti.
Cangelosi è messaggero di concreta semplicità, quasi naif, nel profetare un ritorno alla natura vissuta quale liquido amniotico che protegge, nutre e che emoziona, egli richiama echi della poetica di Montale, dal quale si differenzia per la non scontata e rassegnata ricerca del “male di vivere” che caratterizza il lirismo montaliano.
Entrambi, però, si accostano a madre-natura con riverente rispetto-amore, coscienti e consapevoli della grandiosità e complessità del mistero della creazione pur nei suoi estremi, ma non banali dettagli, dell'importanza della memoria e dei ricordi di un'infanzia vissuta come età magica di innocente e filiale vissuto, a fronte di una società adulta contemporanea disumanizzata e spoglia di reali valori, di una civiltà spersonalizzante e nascosta dietro l'ipocrisia meccanicistica.
Nel giardino dei suoi ricordi il poeta randagio, a cuore nudo, accoglie il lettore, iniziandolo al mistero della vita.

By Michele Barbera  

sabato 30 settembre 2017

IL VOTO DELLA PAURA, MA E' SBAGLIATO NON VOTARE


L'anno 2017 è stato un anno di elezioni in tutta Europa e nel mondo. Ancora non è finito l'anno ed avremo le elezioni regionali in Sicilia. Ma in tutte queste campagne elettorali, in ogni cabina di voto c'è stato e c'è un comune denominatore: la paura. 
Paura. E' da ipocriti non riconoscerlo. La paura ha soggiogato gli elettori: paura della crisi, dell'immigrazione, della guerra, del terrorismo. Della povertà. Sopratutto. 
La paura alimenta sfiducia e, questa, l'astensionismo.
Se una volta si diceva che il popolo votava con la pancia piuttosto che con la testa, oggi la spinta al voto, abbandonata ogni ideologia vaga ed astratta, vola terra terra. E quando manca la spinta, non si va a votare, pensando che la nostra protesta venga notata. 
Non è così. Mai più che in ogni situazione, l'assente ha torto. 
Chi non vota fa vincere i "furbastri" della politica, del malaffare e dell'opportunismo. 
No a tutto questo.
C'è bisogno di protezione, di certezza, di decisioni e di saper fare. 
Nel generale disaffezione per la politica e per i politici, tutti - dico tutti - partiti, movimenti ed associazioni varie si sono dimostrate incapaci del consenso ottenuto e menefreghisti rispetto alla cosa pubblica: l'elettore vota oggi più per impulso istintivo di sopravvivenza che per un calcolo ragionato. 
Oggi, purtroppo, non ci si affida al candidato che appare più onesto e capace, oppure a quello da cui spera di poter riscuotere qualcosa o di ricevere la classica raccomandazione. Vige l'imperativo opposto: va premiato il candidato più urlante, che alza la voce e millanta onestà e se c'è, magari, la protesta, allora il voto va bene. Il candidato rassicura se è campanilista, protezionista, razzista se non nelle parole, nei fatti. O viceversa.
C'è voglia di scardinare la palude politica e i soliti noti che fanno della loro carica una comoda mangiatoia e del vuoto chiacchiericcio il loro vangelo. 
C'è voglia di cambiare, ma nel dopo-berlusconismo nulla è cambiato. Specie in politica. Addirittura nei movimenti populisti si è verificato che nella stessa famiglia uno è senatore e l'altro e deputato. 
Si vede in giro gente a zero valore che ha saputo semplicemente cavalcare l'onda, appuntarsi il distintivo e proclamarsi sceriffi della politica ma solo per soddisfare una fame atavica di potere e di denaro.
In Sicilia, l'acqua, bene primario e prezioso, da bene pubblico inalienabile è diventato merce privata, alimentando un commercio pieno e marcio di corruzione, nonostante il volere contrario della gente.
La crisi economica è ben lontana dall'essere risolta, l'Africa ed il Medio Oriente sono bombe ad orologeria pronte ad esplodere, da dove si esporta disperazione e terrorismo. 
La Sicilia è al centro di tutto questo, di quel Mediterraneo che è divenuto snodo cruciale di civiltà. 
Non abbiamo bisogno di accattoni, apprendisti stregoni, arruffoni della politica. O di mafiosi e settari con il volto perbene. 
Per fare tutto questo l'elettore deve andare a votare e deve impegnarsi. 
Invito la gente ad andare a votare e a dire chiaro al politico che lo si è votato. Seguite il vostro candidato, perseguitatelo, chiedetegli il rendiconto del voto, del suo impegno. Sputtanatelo se necessario: è uno di voi. Ha il vostro mandato. Non esistono politici intoccabili o "potenti". Non votate candidati "al buio" perché non siete servi sciocchi, ma cittadini intelligenti. 
Non votate il migliore perché ve lo dicono, ma perché credete realmente che lo sia. E se non rispetta il suo mandato... A CASA!!! 
Tutto non può finire nella paura
Questo dovrebbe essere lo slogan dei nostri, più che politici, amministratori. 
By Michele Barbera 




venerdì 22 settembre 2017

FEMMINICIDIO: LA STRAGE ANNUNCIATA E LE CHIACCHIERE INUTILI

Ci sono cose che nessuno può sopportare. Ci sono notizie che nessuno vorrebbe ascoltare ed eventi che nessuno dovrebbe vivere. 
Il "femminicidio" è un abominio che dovrebbe essere lontano anni luce da una società civile. La tanto proclamata "parità dei sessi" si infrange inevitabilmente sull'iniquo rapporto di forza fisica tra l'uomo e la donna. 
Non ci sono spiegazioni. Solo brutalità, violenza, sopraffazione. Proprio all'interno di quelle mura e da parte di quelle persone che dovrebbero proteggere e farci sentire al sicuro, voluti bene. E poi, rabbia, dolore, senso di impotenza di fronte a quello che è accaduto. 
Parole, le nostre. Come quelle sentite dai politici, criminologi, psicologi. In questi mesi, in questi giorni. Inutili e quasi fastidiose. 
Nessuno ha un rimedio, specie se calato dall'alto, perché non basta una legge, non basta un proclama per fare scomparire il malessere di una società che lo vive dal suo interno. 
Non è una questione di "proibire" o la "castrazione chimica" o la "terapia farmacologica". Tanto vale prevedere la pena di morte e la giustizia sommaria con fucilazione alla schiena. 
Ma per uno che muore, quanti ne verranno dietro, sia pure per un malato e perverso gioco emulatorio?
Occorre rispetto. Solo questo. Rispetto. 
Il rispetto parte dal basso, dalle famiglie, dal dialogo marito-moglie, dall'educazione dei giovani, dalle scuole. Il rispetto nei confronti dei propri familiari, dei propri insegnanti, dei propri amici.
Sapere che la propria libertà finisce quando inizia quella degli altri. 
Semplice. 
I mariti non sono padroni delle mogli. Né possono pretendere che le mogli siano sottomesse a loro come serve o schiave, pronte a soddisfare ogni loro capriccio o volere. 
La società è cambiata nei secoli. Il matrimonio è diventata una barca in cui a remare debbono essere in due. E tutti e due debbono remare nella stessa direzione. Altrimenti è lo sfascio, la deriva.
Rispetto, sempre quello. Chiamatelo obbligo morale o furba convenienza. Ma è così.
I genitori debbono sapere che hanno il grande dovere di "educare" i figli, non semplicemente di acquistare loro l'ultimo smartphone per "farlo contento" o di lasciarli uscire a orari impossibili per "farli divertire, che tanto tutti fanno così". 
Rispetto e regole. A cominciare dalle famiglie. Facciamo sentire ai nostri figli, ai nostri giovani che non sono soli, che nella vita non tutto è permesso, ma occorre anche sapere rispettare le indicazioni dei genitori. 
Cominciano da ora, da subito. Senza aspettare "leggi" e castrazione chimica. 
Dobbiamo essere orgogliosi di appartenere alla generazione del "per favore", del "buon giorno" o "buona sera". 
Da ultimo, mi rendo conto, da avvocato, che troppo spesso la donna che accusa viene sottovalutata da molti operatori giudiziari, o presa per pazza o isterica. Succedere più spesso di quello che pensiamo. L'accusa cela un bisogno disperato di aiuto. Che deve essere valutato, corretto, seguito, assistito. Il più delle volte viene deriso.
Non ci vogliono leggi speciali, ma solo una corretta applicazione di quelle esistenti. Con un occhio attento. 
Perché spesso la donna da sola non ce la fa. Non possiamo pretendere che ogni donna si trasformi in Rambo e che viva la sua giornata come in una trincea, ad avere paura di chi le sta vicino e dovrebbe condividere con lei la gioia di vivere. 
I rapporti malati vanno troncati. 
E se a volte si è deboli per farlo, o la paura frena, chiedere aiuto non deve essere fonte di vergogna o di imbarazzo, ma la realizzazione di un diritto da gridare a gran voce, di quella libertà di essere e di vivere che troppo spesso finisce calpestata dall'indifferenza, se non dalla derisione.
By Michele Barbera

sabato 2 settembre 2017

LA SICILIA IN GIALLO OSPITE A MENFI NE "LE FEDERICIANE"



A Menfi, in occasione delle giornate "Le Federiciane", patrocinate dall'Istituzionale Culturale "Federico II°" siamo ospiti con "GialloSicilia - Eventi 2017" di un incontro con i lettori di giallo e non. Si discuterà del romanzo di genere, delle sue variazioni, costruzioni e regole e perché no, delle sue... sfumature.  
Protagonista assoluto.... il pubblico!
Ospiti, naturalmente,... il maresciallo Liberti, il misterioso Vantò, l'avvocato Billemi e gli altri autori, investigatori e detective che hanno reso celebre il romanzo giallo in Sicilia. 
Non mancate... non ci sono alibi che tengano!
By Michele Barbera 

domenica 27 agosto 2017

TACI INFAME di WALTER MOLINO


"Vite di cronisti dal fronte del Sud", questo è il sottotitolo del libro-inchiesta di Walter Molino, uscito qualche anno fa e che voglio riproporre per la lettura. Molino, con stile appassionato ed appassionante, trascina il lettore nell'universo scomodo di chi insegue la verità per mestiere (o per professione). Chi ha praticato giornalismo, chi fa informazione prima o poi si deve scontrare con il fantasma, con l'incubo ricorrente: la verità si paga, e spesso è un prezzo altissimo. Specie se il cronista si muove nei territori del sottobosco criminale e guarda in faccia, ogni giorno, quegli individui dalle apparenze "perbene", che vivono e prosperano nel sangue delle stragi, degli omicidi di persone innocenti, nei traffici internazionali di stupefacenti, che proliferano nelle ricchezze illecite e fanno della corruzione e della violenza la loro religione, il loro credo esistenziale.
Scontrarsi ogni giorno con questa realtà non ammette compromessi. Non c'è una terza via. Ecco perché l'inchiesta di Molino è assolutamente interessante e fa riflettere. 
Dietro un articolo o un'intervista che narra ed investiga sulle malefatte di un boss mafioso c'è sempre qualcuno che si è fatto carico di scavare, di guardare in faccia il mostro, di denunciare il male senza avere paura delle conseguenze. Che spesso non si limitano alle semplici minacce, ma colpiscono in modo spietato e violento.
Il giornalismo di inchiesta ha martiri illustri, a cominciare da Peppino Impastato, ma Molino vuole fare di più e ci riesce. 
Racconta, con stile asciutto e intrigante la vita di cronisti nella loro trincea. Da vivi. L'orizzonte è vasto e comprende vicende umane da "eroi nascosti", che - tra mille difficoltà e con altrettanta energia e tenacia - nei territori delle mafie, della collusione omertosa, non hanno fatto passi indietro, decisi a difendere la libertà di informare ed essere informati. 
Sono esistenze scomode che generano prima fastidio, poi allarme ed infine rabbia, nel mondo oscuro dei poteri, quelli criminali, quelli mafiosi, quelli dei colletti bianchi. Da lì prima gli avvertimenti, poi le minacce. Ed infine la vendetta. O la censura, l'ostracismo. E' uno stato d'animo che chiunque abbia fatto informazione con coscienza, prima o poi ha provato: c'è la paura che combatte con la coscienza, c'è l'isolamento e la voglia di andare avanti. 
Il libro di Molino è un inno alla libertà di informare ed essere informati. Una libertà fondamentale che nell'era di internet, dell'informazione plagiata ed artefatta sta diventando merce sempre più preziosa. 
By Michele Barbera

martedì 22 agosto 2017

VACCINARSI E' UN DIRITTO: IL PERCHE' DEL NOSTRO SI' AI VACCINI

Si avvicina l'apertura dell'anno scolastico e la polemica sui vaccini, e lo dico seriamente, appare veramente fuori di luogo. Per secoli la medicina ha dovuto affrontare duri percorsi di ricerca per sintetizzare le molecole dei vaccini contro malattie devastanti, capaci di generare epidemie e falcidiare la popolazione. 
A tutt'oggi, quanti non sarebbero felici di avere un "vaccino" antitumorale, di una medicina, cioè, che assunta in via preventiva scongiurasse lo scatenarsi di patologie mortali?
E, invece, si polemizza contro l'uso dei vaccini, si sparano balle su presunte malattie collaterali. 
I ceppi delle malattie tradizionalmente oggi oggetto di vaccinazione sono sempre lì, dietro l'angolo. A volte basta abbassare l'asticella dell'attenzione e subito si scatenano con mini epidemie. Quindi, non è vero che sono debellate ed esporre i nostri figli a rischi serissimi dovrebbe indurre ogni genitore di buon senso a richiedere la vaccinazione non come "obbligo" ma come "diritto".
Altra cosa, questa sì che è giusto pretenderla è la estrema rigorosità dei controlli sui vaccini. Abbiamo il diritto, stavolta sì, di pretendere che siano confezionati a norma, che non subiscano decadimenti per cattiva conservazione o altra alterazione o contraffazione. 
Però tutto questo non ci deve mai fare dimenticare che i vaccini hanno consentito di sconfiggere malattie gravi e mortali. Rifiutarli, oltre che estremamente stupido, ci rende responsabili di fronte ai nostri figli ed alla loro generazione, il cui diritto alla salute va sicuramente tutelato.
By MIchele Barbera 

domenica 6 agosto 2017

GOOGLE CAMP 2017: LUCI ED OMBRE DI UN EVENTO INSPIEGABILE




I fari psichedelici del “misterioso” evento della multinazionale Google si sono spenti da poco, gli aerei privati, jet ultra-tech e yacht, hanno mestamente lasciato gli areoporti siciliani, i vip si sono salutati ad abbracci e baci. Rimane in bocca ( a loro) il mitico sapore dei favolosi menu proposti in cene milionarie all'ombra di antiche rovine, il raffinato ambiente del resort a cinque stelle da 1.500,00 euro a notte; rimane (a noi) il traffico di elicotteri ronzanti sulle spiagge, il codazzo di vetture mitiche e la cortina di impenetrabile segretezza del “summit” privato che sta diventando un must tra i vip di tutto il mondo.
Quello che colpisce è intanto la eterogeneità degli “invitati”: attori, attrici, cantanti, manager ed amministratori delegati, ma anche il capo del Fondo monetario mondiale, quella Lagarde che, sebbene stracarica di impegni, trova il tempo per partecipare in Sicilia a questo evento. Così come tutti gli altri vip, convenuti da ogni angolo del pianeta. Tutti, nella loro scintillante eterogeneità, pienamente disponibili.
Sembra che sia una “proposta” che non si può rifiutare (forse c'entrerà quella triste Sicilia del “Padrino”?).
Attenzione, non sto criticando l'evento in sé. Anzi, da buon siciliano ospitale, mi piacerebbe che tutti, proprio tutti, vip e non venissero a trascorrere qualche bel giorno in Sicilia ed il migliore augurio che potrei fare sarebbe quello di andarsene con il desiderio di tornare.
Ma Google Camp non è un ritrovo di “vecchi amici”. State attenti.
Jovanotti, persona che reputo sincera, tempo fa si fece scappare davanti ad un affollato convegno all'università di Firenze che era stato invitato ad un “summit segret...ehm privato, molto, molto esclusivo organizzato da una delle più grandi aziende del mondo”. Jovanotti accenna che lì si decideva il "futuro". Tutto in segreto.
Non è solo una questione di privacy per i vip. Né di smargiassate all'americana che affittano “in esclusiva” bellezze archelogiche per consumare il loro picnic di lusso.
No. In quel segreto c'è dell'altro.
C'è il futuro del mondo, le strategie globali economiche, lo sviluppo dell'economica, dell'energia, i flussi di denaro, c'è la “rete” mondiale che avviluppa tutto e tutti e ci tiene prigionieri nella nostra realtà satellite.
L' hi-tech, la realtà virtuale, gli investimenti milionari, lo sfruttamento delle risorse sono questioni che investono le nostre vite.
Chi decide? Loro.
Sempre Jovanotti, ma anche altri per la verità, hanno rimarcato il fatto che a questi meeting non c'è nessun politico di rilievo, nessun capo di stato. E tutti concludevano che il vero potere è quello economico non politico ( i politici sono inutili, pare sia il mantra del google camp, svelato da Jovanotti). I leader politici sono parentesi di storia, più o meno sbagliate.
Il denaro, l'informazione, l'investimento è quello che resta, il potere vero, quello che decide il futuro.
Molti si chiedono, in una logica condivisibile, del perché non viene reso noto quanto meno l'oggetto di questi “meeting”, l'oggetto "reale" e, magari, un comunicato stampa sulle conclusioni delle riunioni a cui partecipano soggetti che pilotano le multinazionali dell'economia globale.
No, non c'è neanche questo. Buio totale.
Tutti siamo rimasti fuori a guardare la vetrina luccicante dove i manichini recitavano lo spettacolo. Ma di chi ha vestito i manichini, chi li muove e perché, non ci è dato saperlo.
Viene naturale da chiedersi il perché.
Passata l'ubriacatura rimane il mal di testa.
E questo, badate bene, sarà duro da passare.
Almeno fino al prossimo Google Camp.

By Michele Barbera  

lunedì 17 luglio 2017

RIAPRE L’AVIS DI MENFI: GIORNO 14 LUGLIO LE PRIME DONAZIONI DOPO QUASI TRE ANNI!!!

Una grande notizia per Menfi ed i suoi cittadini. Una storia a lieto fine dopo che disinteresse e pasticci burocratici, con lungaggini a mai finire ne avevano decretato la sospensione dell’attività e la chiusura, per fortuna temporanea (avevamo denunciato il caso con un post del 21/10/2014).
È con immensa gioia che annunciamo, grazie all’impegno di Filippo Belmonte ed ai componenti del direttivo dell’AVIS, Sezione di Menfi, che i donatori di Menfi potranno ritornare ad adempiere all’alto dovere civico di donare il sangue.
Per scaramanzia (burocratica), non abbiamo voluto dare prima la notizia. Ma oggi è ufficiale e confermato: il 14/07/2017 i donatori hanno ripreso le donazioni nella nuova sede di Corso dei Mille.
L’AVIS di Menfi si appresta, così a rivivere una nuova stagione, dopo che tre anni fa aveva lasciato al Comune i locali di Via Volpe.
Sembrava una parabola di chiusura di un presidio del territorio, una delle tante che contraddistingue in negativo la storia della nostra cittadina, fatalmente destinata al disimpegno.
E invece no.
Filippo e gli altri ce l’hanno fatta.
Impegnandosi giorno dopo giorno, senza arretrare di un metro, portando avanti con l’ASP e la Regione il duro braccio di ferro per la riapertura della Sede.
Sembra assurdo ma così è.
L’AVIS non è certo un’associazione di profitto, non è una speculazione, non è solo “beneficienza”, è amore per gli altri: un donatore dona gratuitamente a chi ha bisogno, uno sconosciuto che riceverà dal sangue del donatore la possibilità di vivere, di guarire.
È veramente assurdo che i componenti del Direttivo abbiano dovuto lottare quasi tre anni prima di poter riaprire la sede, tre lunghi anni in cui è stato messo in discussione il patrimonio umano e sociale della sezione fondata nel 1977 dal lungimirante Gaspare Zinna, indimenticato Comandante della Polizia Municipale e filantropo. Lui, infatti, aveva deciso di creare, con alcuni amici, la sede AVIS a Menfi, affidando ai suoi concittadini il compito di salvare vite umane, donando il proprio sangue in modo anonimo e disinteressato.
Tre lunghi anni che non hanno fiaccato le energie di Filippo Belmonte e del suo staff pronto a spendersi per salvaguardare l’attività dell’AVIS.
La nuova Sede, attrezzata di tutto punto con poltrone di ultima generazione, e con ambienti ristrutturati, arredati ed accoglienti, è pronta a raccogliere la sfida di solidarietà e di umanità che ogni giorno incidenti, malattie, emergenze sanitarie pongono agli operatori.
Da più parti, e ne raccogliamo l’appello condividendolo, si vuole dedicare la nuova Sala Trasfusioni alla Memoria di Gaspare Zinna. Giriamo l’iniziativa meritoria al Direttivo AVIS ed ai Soci perché la facciano propria nell’anniversario del quarantennale di attività, un piccolo riconoscimento a chi ha saputo donare a Menfi questa grande iniziativa di solidarietà.

By Michele Barbera 

domenica 25 giugno 2017

I SIGNORI DELL'ACQUA E LA WATER ECONOMY


Solo lo 0,001 per cento della massa acquea presente sul nostro pianeta è di buona qualità e facilmente accessibile. Di contro tutte le attività umane hanno bisogno dell'acqua. La crescita della popolazione ha innalzato in modo esponenziale il bisogno di sfruttamento delle risorse idriche che, invece, hanno subito un depauperamento per via dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.
L'acqua ha così interessato progressivamente gli appetiti dei grossi investitori, multinazionali alla ricerca del profitto, a cui il petrolio, le guerre, la fame, l'iperconsumismo NON bastano più.
Cercano nuove fonti di guadagno e da tempo commissionano studi statistici e di fattibilità sulla gestione speculativa delle risorse idriche.
Politici caproni, ignoranti e corrotti hanno aiutato ed aiutano queste multinazionali che si trincerano dietro motivazioni apparenti sulla bontà ed efficienza della “gestione privata” dell'acqua. Dietro le apparenze gli squali della finanza mondiale muovono le logiche della corruzione e del denaro per allungare le mani sulle fonti idriche.
Sì la battaglia dei prossimi anni (non secoli, non decenni) si svolgerà lì, sull' “oro blu”.
I nuovi speculatori non hanno bisogno di gestire e fomentare guerre, inventarsi nuove politiche consumistiche, speculare sull'energia o spingere sul bottone del progresso per spremere soldi dalla gente. Il loro business è sotto gli occhi di tutti: basta solo arrivare prima, saperne approfittare.
Ho litigato l'altro giorno con un sedicente ambientalista che mi parlava delle “balene” e della “caccia” e del “carbone” (alla faccia di Ciuffone Trump, il disgraziato presidente degli ancora più disgraziati stati uniti – con la lettera minuscola).
Ho litigato non perché io sia un cacciatore o sia a favore dell'utilizzo del carbone. Tutt'altro. Ho litigato perché non ci si rende conto che ogni giorno perdiamo la battaglia contro le multinazionali dell'acqua. E nelle “stanze che contano” nessuno fa una piega. Sembra quasi che non importi a nessuno.
Il vero crimine del secolo è questo: chi diventerà padrone dell'acqua, governerà il mondo. Senza se e senza ma.
Le multinazionali hanno interesse a che le risorse diventino “rare” per poi poterci speculare sopra.
Basti pensare, dalle nostre parti, alle reti idriche finite in mano a società private, con i conseguenti rincari e le repentine interruzioni di servizio: i padroni sono loro e fanno quello che vogliono. I politici e gli amministratori diventano solo dei fantocci, burattini corrotti ed incapaci.
L'uomo può fare a meno dell'auto, dell'energia elettrica, di internet e di tutte le altre cavolate. Ma non potrà mai fare a meno dell'acqua. Niente potrà sostituirla.
Quindi, per chi si impegna nell'ambiente, per il vero progresso sociale, per l'umanità la priorità è questa: salvare la proprietà pubblica dell'acqua.
Prima che sia troppo tardi.

By Michele Barbera

mercoledì 14 giugno 2017

IL COMICO E LA BALLERINA... OVVERO TE LO DO IO IL MOVIMENTO CINQUE STELLE

Ho sempre avuto una spiccata simpatia per il movimento Cinquestelle, così come per Beppe Grillo, che ho sempre ammirato per il coraggio che ha avuto – da vero comico ed umorista - di dire quello che pensa, anche se questo gli è costato per anni l'ostracismo nella “tv-di-stato”. Ancora ricordo i suoi sberleffi e le irrisioni rivolte a quei politici (socialisti, democristiani, repubblicani, etc...) che, prima ancora di Mani Pulite, avevano messo a nudo le corruttele e scoperchiato la pentola di malaffare e criminalità di cui era affetta l'intera classe politica.
Niente da dire.
Anche per la leggiadra ed eterea Virginia Raggi, ritrovatasi, come Alice nel Paese delle Meraviglie, a fare il sindaco di Roma, ho nutrito sentimenti di simpatia e di incoraggiamento.
Sappiamo tutti che governare Roma significa amministrare la più difficile città d'Italia. Una città che è al contempo, museo a cielo aperto, con un patrimonio artistico e storico unico in tutto il mondo, capitale di uno Stato, con i doveri di rappresentanza e con l'intreccio delle relazioni istituzionali necessarie al governo nazionale, enclave di uno stato particolare, come è la Città del Vaticano, una metropoli convulsa, in sempiterna fase di crescita, etc...
Sappiamo tutti che nessuno ha la bacchetta magica e che i problemi di Roma, compresa un'endemica tendenza allo sfascismo, sono atavici ed affondano le radici in una complessa tradizione storica ed antropologica, ma la eburnea e danzante Virginia non può sperare di riscattare se stessa e la sua pallida entrata in scena con una ingenua (a dir poco) lettera al Viminale dove invita a non fare entrare rom ed immigrati nella Capitale. E così sperare che si risolva il problema (o che altri risolvano il problema).
È come scrivere al Padreterno una lettera in cui lo si invita cortesemente a far scomparire la fame nel mondo.
Certo i miracoli sono sempre possibili...
Quello che i Cinquestelle non hanno capito è che quando si passa al governo, vuoi o non vuoi, finisce il tempo della protesta e comincia quello della proposta, del FARE.
Ci vuole progettualità, iniziativa, decisionismo, pianificazione, lavoro serrato, per costruire, raggiungere obiettivi, soddisfare i bisogni della gente, avere idee sullo sviluppo, creare opportunità. Poco alla volta, costantemente, giorno e notte.
Un'amministrazione deve saper rischiare, lottare per i suoi cittadini, affrontare i problemi e le questioni di petto, senza sconti o indecisiioni. Qualcuno criticherà, qualcun altro apprezzerà. Ma il decisionismo, l'azione, il soddisfacimento dei bisogni della popolazione, è quello che contraddistingue un sindaco ed il suo governo che non può essere fatto di letterine a Babbo Natale o di tremebonde comparse in TV, in cui si sventola la bandiera dell'innocenza e del “nulla-so-nulla-faccio”.
Ma senza il “FARE”, un'amministrazione cittadina diventa ombra che svanisce, fantasma di se stessa, inutile perdita di tempo.
Grillo lo sa. Lo deve sapere. Ed anche Virginia.
By Michele Barbera


sabato 3 giugno 2017

ATTENZIONE: CASI DI FRODE INFORMATICA SUL SITO DI AMAZON


Nel mese di maggio si sono verificati casi particolari di frode informatica su acquisti in siti ritenuti "sicuri", quali quello di Amazon. 
Ripercorrendo schemi abusati, che i gestori di siti, pur conoscendone i nefasti effetti per i consumatori nulla fanno per evitare, il criminale di turno si impossessa dei dati della carta di credito on line e, nel momento stesso in cui viene effettuato l'acquisto, fa spese ed ordina addebiti senza alcuna autorizzazione da parte del legittimo titolare della carta. In gergo si parla di shimming. 
Questa tecnica, come evidenziato da un sapido articolo di Repubblica.it di qualche mese fa, potrebbe essere benissimo contrastata dai gestori di siti utilizzando codici temporanei di acquisto mediante i c.d. token. Purtroppo, Amazon in testa, onde evitare di rendere più complicato il procedimento di acquisto preferiscono incorrere in qualche frode piuttosto che tokenizzare gli acquisti. Specie quando si tratta di acquisti fatti sul MarketPlace Amazon.
A rimetterci è il solito consumatore, ignaro dei meccanismi che gli hacker possiedono per violare anche i siti ritenuti più sicuri. A costui, accortosi della frode non rimane che protestare al call center del gestore della carta di credito e dare corso ad una lunga trafila (denuncia penale, reclami, comunicazioni, etc...) per riottenere l'accredito di quanto è stato rubato illecitamente. 
In certi casi, oltre al danno si aggiunge la beffa. Gli hacker, infatti, destinano parte delle somme rubate a enti di beneficenza o pseudotali, 
Ciò nulla toglie alla gravità dell'atto criminale che si concreta in un furto di denaro vero e proprio che si sarebbe potuto evitare se le grosse multinazionali che guadagnano milioni di euro dal commercio on-line prendessero le dovute precauzioni ed effettuassero controlli aggiornati e severi contro le intrusioni di hacker. 
Occorre, perciò, stare molto attenti agli acquisti anche nei siti ritenuti "sicuri" che, oltre ad Amazon riguardano l'acquisto di biglietti aerei, di abbigliamento di altri generi di largo consumo. 
Forse bisognerà abbandonare l'utilizzo della carta di credito, limitare gli acquisti on line ed utilizzare ricaricabili con pochi euro, di sicuro ne trarrà giovamento anche il bilancio familiare. Alla faccia delle multinazionali che danno in pasta gli utenti agli hacker. 
By Michele Barbera 

martedì 16 maggio 2017

SCOPERTO E DENUNCIATO UN PLAGIO AL PREMIO ZINGARELLI: "ASSEMBLAGGIO" D'AUTORE NELLA SEZIONE POESIA INEDITA


Vergogna, vergogna, vergogna.
Nella nostra Italietta dei "furbi" non mancano gli pseudo-poetucoli che si arrangiano anche per partecipare ad un concorso letterario, nella vaghissima speranza di ritagliarsi uno spazio di vanità personale effimero e menzognero. 
Probabilmente in certi (spero pochi) casi riescono a farla franca. 
In altri fortunamente no. 
E' il caso di uno pseudo-autore (o autrice) che, quale membro della Giuria del Premio Zingarelli, non posso esimermi dal biasimare pubblicamente. 
La Giuria del Premio non ha avuto remore nell'investigare sul plagio e nell'escludere ovviamente dalla competizione la "composizione". 
E' stata resa nota, dopo i risultati del Premio anche questa notizia, per scoraggiare eventuali emuli di questo asino (o asina) pennivendolo/a. 
Ecco il comunicato stampa della Presidenza del Premio: 

La nostra GIURIA ha riscontrato una poesia regolarmente iscritta al concorso che è risultata un plagio, la poesia è stata assemblata con cinque strofe tratte da poesie di autori famosi : 1° - Borges (Amoroso auspicio) – 2° – Pablo Neruda (La notte nell’isola) – 3° – Guido Gozzano (Cocotte) – 4° – Stratone di Sardi (Il bacio) – 5° Catullo Carme V (Mille baci e ancora cento).

Spero tantissimo che la brutta esperienza di questo pennivendolo/a cessi, così come anche la voglia di scopiazzare illustri autori. 
Quanto sopra, serva di sprono alle Giurie a non fidarsi troppo delle dichiarazioni di "originalità" e di non limitarsi ad una lettura superficiale dei testi. 
Essere componenti di una Giuria di un premio è sicuramente un impegno non solo culturale, ma anche di correttezza e di trasparenza nei confronti di tutti i concorrenti e gli autori che con sacrificio personale creano le loro opere e meritano tutto il rispetto dovuto ai veri artisti.
Un compito che la Giuria del Premio Zingarelli ha svolto egregiamente!
Un Augurio di Buon Lavoro agli autori onesti ed alle Giurie attente!
By Michele Barbera 

VII Concorso Internazionale di Poesia "S. Antonio Abate" - Barcellona P.G. (Me) - Scadenza 31 maggio 2017

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 



La Parrocchia di S. Antonio Abate in Barcellona Pozzo di Gotto indice la VII edizione del Concorso Internazionale di Poesia “S. ANTONIO ABATE”, con finalità a scopo benefico.

Art. 1 - Il Concorso è aperto a tutti i poeti italiani e stranieri residenti in Italia e all’estero, purchè gli elaborati siano in lingua italiana. Ogni lirica non deve superare i 40 versi.
Art. 2 - Il concorso è articolato in 5 sezioni:
sez. A: POESIA IN LINGUA ITALIANA, edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti;
sez. B: POESIA IN LINGUA SICILIANA, edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti, con allegata traduzione;
sez. C: POESIA DIALETTALE (di tutte le regioni italiane), edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti, con allegata traduzione;
sez. D: POESIA RELIGIOSA, edita e inedita, in lingua italiana e in vernacolo, a tema: “Nella gioia del Vangelo… la Parola di vita che salva”, mai premiate ai primi 3 posti ;
sez. E: POESIA JUNIORES “Primi passi” (fino a 17 anni), edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti.
 Art. 3 - Ogni concorrente può presentare fino a un massimo di 3 componimenti poetici, non superiore ognuna ai 40 versi (eccettuato gli spazi tra le strofe e il titolo), redatte su foglio formato A4, in n. 7 copie anonime, delle quali una soltanto in busta chiusa riportante all’esterno della stessa la sezione dove si intende partecipare. La copia in busta chiusa dovrà essere firmata, completa di cognome e nome, indirizzo, recapito telefonico (anche del cellulare), indirizzo e-mail, e inserita nel plico di spedizione. E’ gradito eventuale curriculum letterario e breve biografia;
 Art. 4 – La SCHEDA DI PARTECIPAZIONE, allegata al bando, completa in tutte le sue parti, dovrà essere inserita nel plico di spedizione contenente le opere partecipanti in formato anonimo (non inserirla nella busta piccola contenente la copia completa dei dati richiesti!);
Art. 5 – Ogni concorrente può partecipare a una o più sezioni;
Art. 6 – La quota di partecipazione, a copertura delle spese di segreteria, è così suddivisa:
  • per 1 sezione: € 10,00
  • per 2 sezioni: € 15,00
  • per 3 e 4 sezioni: € 20,00
Sezione E - Poesia Juniores: GRATUITA (è gradito un libero contributo)
La quota potrà essere inviata in contanti, ben celata nel plico di spedizione, tramite versamento su carta PostPay Evolution n° 5333 1710 3827 8830, oppure con bonifico su PostPay Evolution – n° IBAN: IT31E0760105138210851010861” – CF: LQANCC80B53A638F intestato a Nuccia Aliquò - Causale: “spese segreteria 7° concorso di poesia”, accludendo copia del bonifico e del versamento nel plico con gli elaborati;
Art. 7 – Gli elaborati vanno spediti entro e non oltre il 31 maggio 2017 (farà fede il timbro postale), al seguente indirizzo: 7° Concorso Internazionale di Poesia “S. Antonio Abate” – c/o Antonino Foti, via Stretto 1° Garrisi, 23 – 98051 Barcellona Pozzo di Gotto (Me), con posta ordinaria o raccomandata A/R. In caso di smarrimento l’organizzazione non si assume alcuna responsabilità. Per agevolare coloro che sono impossibilitati o hanno difficoltà a spedire il plico per via postale, è possibile inviare le proprie opere attraverso email, all'indirizzo ninofoti59@libero.it, sempre nel rispetto del regolamento del concorso, quota da versare su postapay. (allegare scheda di adesione e copia del versamento su post pay). Gli elaborati poetici non verranno restituiti ed andranno inseriti in una eventuale raccolta da presentarsi durante la serata di premiazione;
Art. 8 – La Commissione di Giuria, composta da esponenti del panorama letterario nazionale e del giornalismo, sarà resa nota nella cerimonia della premiazione;
Art. 9 - Ad insindacabile giudizio dei membri della Commissione di Giuria, saranno premiati i primi 3 classificati per sezione. L’organizzazione del Concorso si riserva di istituire e conferire Premi Speciali, Menzioni d’Onore, Menzioni Speciali e Segnalazioni di Merito. I premi consisteranno in coppe, targhe e diplomi, con motivazioni. L’ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE sarà consegnato a chi darà conferma della propria presenza alla cerimonia di premiazione. Agli assenti (al di la dell’esito finale) sarà inviato esclusivamente su richiesta. Al PRIMO CLASSIFICATO di ogni sezione sarà offerto anche un pernottamento in hotel (compresa prima colazione) se lo stesso proviene da fuori provincia;
Art. 10 - Le opere vincitrici e premiate (escluse le eventuali Segnalazioni di Merito) saranno lette dalla nota declamatrice letteraria CLARA RUSSO (ad esclusione delle composizioni in vernacolo);
Art. 11 – La Cerimonia di Premiazione e proclamazione dei vincitori del 7° Concorso Internazionale di Poesia “S. Antonio Abate” si terrà sabato 29 LUGLIO 2017, alle ore 19.00, nel “Giardino degli Ulivi”, dietro la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate in Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Seguirà un rinfresco con tutti i premiati e partecipanti. Nel caso di variazioni l’Organizzazione si impegnerà a dare tempestiva comunicazione;
Art. 12 – Ai vincitori e ai premiati sarà data tempestiva comunicazione (almeno 10 giorni prima della cerimonia di premiazione) a mezzo posta o telefono o email, per consentire la loro presenza alla Cerimonia di Premiazione (da confermare entro gg. 5 dalla ricevuta comunicazione). I vincitori e i premiati sono tenuti a presenziare alla suddetta cerimonia di premiazione. In caso di impossibilità per improvvisi motivi personali (malattia, infortunio…) giustificati con tempestiva comunicazione all’organizzazione, i premi saranno spediti con spese a totale carico degli interessati. E’ consentito delegare una persona di fiducia che sia presente a ritirare il premio (delega da far pervenire all’organizzazione);
Art. 13 – I concorrenti al momento dell’iscrizione accettano in toto le condizioni del presente bando. I dati personali saranno tutelati in base al D. lgs. 30 giugno 2013 n° 196/2013, e utilizzati per il corretto svolgimento del Concorso;
Art. 14 – Il bando è scaricabile dal sito: www.concorsiletterari.it. Sarà anche creato un evento su Facebook;
Art. 15 - I risultati saranno resi noti solo la sera della cerimonia di premiazione e poi pubblicati sul sito internet sopra citato e su Facebook;
 Per ogni eventuale comunicazione, richiesta e chiarimento: ■ Sig. Antonino Foti: cell. 3338471691; tel. 0909791944 email: ninofoti59@libero.it

By Michele Barbera