mercoledì 18 ottobre 2017

IL GOOGLE ZEITGEIST: CLUB BILDERBERG, NUOVO ORDINE MONDIALE E LO "SPIRITO DEL TEMPO"



In Virginia nel giugno di quest'anno si è riunito il Club Bilderberg, il convegno ultrasegreto dei potenti del mondo. 
Del Bilderberg fa parte da tempo il C.E.O. di Google, Eric Schmidt sino al 2015. 
Ovviamente nel 2017 è stato invitato il nuovo CEO di Google, Sundar Pichai. Schmidt continua a fare parte del management di Google in un'azienda controllata l'Alphabet.
L'ordine del giorno ufficiale è stato: 
  • Amministrazione Trump: una relazione sui progressi compiuti
  • Relazioni Trans-Atlantiche: opzioni e scenari
  • L’alleanza della difesa Trans-Atlantica: proiettili, byte e dollari
  • La direzione della UE
  • La globalizzazione può essere rallentata?
  • Lavoro, reddito e le aspettative non realizzate
  • La guerra delle informazioni
  • Perché il populismo cresce?
  • Russia nell' ordine internazionale
  • Il Vicino Oriente
  • La proliferazione nucleare
  • Cina e l'impatto sull'economia globale
Alcune delle risoluzioni finali (almeno quelle che sono state rese note) rigorosamente in forma orale (niente scritti o documenti "compromettenti") hanno riguardato: 
1) "reset economico" globale, mettere in gran parte le risorse in possesso delle banche per affermare il predominio economico e finanziario su quello politico;
2) "guerra globale sulle informazioni";
3) l'intelligenza artificiale che utilizza i computer quantistici e tecnologia per cementare il  controllo sul pianeta;
4) rapporto sulla politica USA e l'amministrazione Trump definita "problematica"; 
5) lo sviluppo dell'economia cinese ed il suo impatto globale;
6) rafforzamento dell'alleanza atlantica.
In sintesi, le tematiche più scottanti sul futuro dell'umanità.
Con le stesse modalità del Bilderberg si è riunito  - in "piccolo" (si fa per dire) - il Google Camp 2017 in Sicilia, che, sulla scia del Club, circonda le sue convention di un clima di assoluta segretezza.
Nel Google Camp siciliano c'è stata l'eco di quanto discusso e deciso nel Bilderberg.
Il tutto all'insegna del "Google zeitgeist", lo spirito del tempo, per preparare il management di Google alle nuove sfide, in particolare quella dell'intelligenza artificiale in grado di "carpire" ed elaborare dati, manipolare opinioni ed orientare le informazioni, fino a crearne di nuove. Vere o false non importa. Importano di più gli effetti che avranno.  
Essere padroni dell'informazione è il nuovo target dell'elite mondiale: si è visto con le elezioni in USA, inquinate a distanza dagli hackers russi. 
E, forse, non è un caso che l'albergo dove si è tenuto il Bilderberg era in Virginia, a pochi chilometri dalla Casa Bianca, dove nello Studio Ovale siede un certo Trump (invitato pure lui, ma che ha disertato la riunione, mandando alcuni fedelissimi).
Comunque, a margine, della Sicilia devono aver parlato bene. Se è vero che la prossima riunione del Bilderberg, quella del 2018, dovrebbe tenersi a Taormina. 
Grandi esclusi dal meeting la Russia e.... la Corea del Nord. Può darsi, facendo una battuta, che Kim Jong-Un si sia "arrabbiato" per questo, sfogandosi a colpi di missili? 
Sta di fatto che, da notizie ANSA, il dittatore nord-coreano si sta "allenando" anche alla cyberguerra, con un esercito di 6.000 hacker.
In ogni caso c'è poco da stare allegri.
By Michele Barbera 

venerdì 13 ottobre 2017

LA CASA NEL CUORE DI BETTY SCAGLIONE CIMO', AULINO EDITORE


Betty Scaglione è un'attenta ed acuta osservatrice del suo tempo e della sua gente. 
Nel genere proficuo del memoir, l'autrice riesce ad accompagnare il lettore in una dimensione propria  ed originale, con uno stile accattivante e sapido allo stesso tempo. La coralità della narrazione fa sapientemente da contrappunto ad una tensione emotiva individuale propria della diaristica personale, con un tocco raffinato e femminile.
Sul piano diacronico di un presente che si fonde intimamente con il passato, nelle terre e nelle atmosfere che furono del Gattopardo, l'autrice rivive esperienze e sentimenti della sua giovinezza, con un “io” narrativo che coinvolge il lettore, reso intimo partecipe del pathos che fa vibrare incessantemente le corde del ricordo.
Betty: è lei, la donna, ritratta con le tinte novecentesche e moderne, in tutta la sua quintessenza di forza e di carisma, il vero protagonista del romanzo; lei stessa, l'autrice, che biograficamente offre al lettore scene e ricordi affezionati, ma anche le altre donne, colte, raffinate, popolane, contadine, apparentemente semplici, ma sempre complici e consolatrici che vivono in religiosa simbiosi con la casa. Donne mai sottomesse, sicure, padrone delle vicende e mai disposte a piegarsi a destini avversi.
Il fabbricato vive ed esiste metaforicamente come una grande madre che accoglie, nutre, ospita, abbraccia i suoi abitanti. Rappresenta quasi un'isola, con un perimetro temporale che si stenta a racchiudere nella normale successione degli anni: è un eterno presente, Betty-ragazza che vive, si confonde in un tutt'uno con la Betty-donna che ricorda. Entrambe realizzano nella casa un unicum onirico, una devozione quasi mistica, che neanche la sciagura del sisma del 1968 riesce a cancellare.
La casa-persona continua ad esistere ed a trasmettere emozioni. In essa è trasfigurata la stessa famiglia, custode amorevole della sacralità delle tradizioni, nume tutelare dei suoi ospiti, in grado sempre di stupire e stupirsi nella quotidianità semplice di ogni giorno e di soffrire e compatire quando il vento contrario agita le vele della serenità domestica.
Gli occhi dell'adolescente-bambina Betty sono curiosi, indagatori, allegri ed allo stesso tempo nostalgici, in pari tempo con il progredire della narrazione.
L'aneddotica che ritma il susseguirsi delle vicende, dei giochi con i coetanei, degli scherzi quasi innocenti, delle passeggiate vivificanti e solenni nella campagna, non risparmia neanche avvenimenti allo stesso tempo funesti ed intriganti, restituiti al lettore con la naturalezza e la freschezza di chi si affaccia con intraprendente curiosità e spensierato interesse alla vita, senza barriere pregiudiziali o filtri sociali. Nel romanzo c'è spazio per il quotidiano vissuto con gli altri e per le riflessioni intime e personali, a volte trasfuse in dialoghi resi con vivace briosità e sorprendente realismo.
Un'opera che rievoca nel lettore suggestioni di un passato unico, radicato nella storia: uno scrigno che aspetta di essere aperto.
Leggere Betty è come sfogliare tra le mani l'album delle foto di famiglia, in cui è facile notare quel particolare che emoziona, quella sfumatura di paesaggio o quel volto che, improvvisamente, rivive nella memoria, immortale come solo il sentimento e l'affetto familiare può essere.
By Michele Barbera


VOTO DI PREFERENZA, LISTE BLOCCATE E DEMOCRAZIA



Non giriamoci dall'altra parte. 
La riforma elettorale che ha acceso i dibattiti dei parlamentari e delle oligarchie di partito, tutti occupati e preoccupati di fare stime, analisi e previsioni, ha lasciato tiepida e quasi indifferente la maggioranza degli italiani. 
Vecchia storia, ormai. Gli italiani si sono disaffezionati alla politica (almeno per il 40-50%) e buona parte del resto va a votare quasi per inerzia. Né la riforma elettorale pare scuotere più di tanto l'elettore visto il pasticciaccio che hanno combinato, nell'intento di lasciare tutti contenti (i partiti ed i cespugli). 
Preferenza sì o no, collegi uninominali, listini bloccati, candidati italiani per i seggi "esteri", abbassamento della quota di sbarramento. Sembra che i parlamentari, paurosi di perdere la poltrona, facciano di tutto per complicare la vita al cittadino-elettore ed allontanarlo dalla politica effettiva, visto che il suo voto, per le alchimie politiche conta poco, quasi nulla. 
Preferenza? Non sia mai. Si tuona contro la preferenza, perché favorisce il voto di scambio, la compravendita di voti e fa vincere i "mafiosi". Può darsi. Ma basterebbe che il candidato non andasse a cercare i voti dei mafiosi e non li acquistasse illecitamente, per privilegiare la preferenza che è strumento supremo di democrazia e di sicuro impegno per il cittadino. 
Basterebbe, insomma, che il candidato si comporti onestamente senza ricorrere a brogli e compravendite. Chiedo troppo?
Meglio, forse, i listini bloccati che favoriscono i burocrati di partito e le rendite parassitarie di posizione, oltre ad impedire l'avvento di figure nuove che non abbiano il placet dei vertici? 
La verità è che da parte dei politici si tende ad un sistema che permetta di controllare l'esito del voto e gli eletti. Di fronte all'assenza di grandi figure di riferimento, i piccoli stregoni della politica preferiscono fare fronte ad un rischio calcolato per garantirsi il futuro politico. 
L'astensionismo sconfortato non serve. Né serve uno sterile voto di protesta che si apre sul nulla.
La battaglia va condotta nelle urne, scegliendo partiti e formazioni, ma sopratutto uomini di coraggio.
Non svendiamo il nostro voto, facciamo sentire idee e proposte, esigiamo il loro rispetto. Dobbiamo prendere per il bavero i candidati e fare sentire la nostra voce, che è la voce dell'elettore. 
Ricordiamoci che la vera politica inizia sempre dal basso, da quel popolo fin troppo vituperato e strapazzato. Perché alla fine a pagare il conto di una cattiva amministrazione è e sarà sempre lui.
By Michele Barbera 


mercoledì 11 ottobre 2017

“ALBERO A MEZZ'ACQUA DI MARE” di CALOGERO CANGELOSI, IL CONVIVIO EDITORE


La silloge antologica di Calogero Cangelosi racchiude parte della sua produzione poetica risalente agli anni novanta, in una rassegna lirica che schiude al lettore sentimenti nascosti, afflati ispirati con sprazzi di colorate finestre sulla natura che circonda l'azione-vita dell'uomo e la sinergia simbiotica che li unisce e fonde nell'intimo.
Calogero Cangelosi è il “poeta randagio”, che ama vagare negli spazi lirici del rapporto uomo-natura e che accarezza la semplicità emozionale come topos ermeneutico della esistenza umana.
Pennellate verbali, intense ed emozionali, che trasmutano di tinte nuove, con neologismi ed etimi-simbolo (accalmìa,cerilo, debbiare, etc...) concentrati nei titoli delle liriche, quasi a condensare, in una complessa monade, il concetto e l'essenza stessa dei versi a seguire, in una voglia ambiziosa che è insieme sperimentazione ed ermetismo, gioco di parole, grammelot e squarcio tridimensionale del foglio bianco.
La poesia esprime sempre ciò che i semplici sensi materiali non percepiscono, in una prospettiva spirituale priva di orpelli, essenziale, ma sempre delicata e di respiro universale: luce stanca di sera/ si perde tra onde del mare: tace il vento alla vita e le finestre lontane.
Nella lirica che dà il nome alla silloge, la dimensione metarealistica della natura si proietta in un ritratto (o forse autoritratto) antropomorfo: albero a mezz'acqua di mare/ coltivi fortune e desideri/ arrivi e partenze: orizzonte inquieto/ tocchi nubi passeggere.
Animo inquieto che trova riposo solo in solitudini mistiche e metaforici naufragi in orizzonti olistici, totalizzanti.
Cangelosi è messaggero di concreta semplicità, quasi naif, nel profetare un ritorno alla natura vissuta quale liquido amniotico che protegge, nutre e che emoziona, egli richiama echi della poetica di Montale, dal quale si differenzia per la non scontata e rassegnata ricerca del “male di vivere” che caratterizza il lirismo montaliano.
Entrambi, però, si accostano a madre-natura con riverente rispetto-amore, coscienti e consapevoli della grandiosità e complessità del mistero della creazione pur nei suoi estremi, ma non banali dettagli, dell'importanza della memoria e dei ricordi di un'infanzia vissuta come età magica di innocente e filiale vissuto, a fronte di una società adulta contemporanea disumanizzata e spoglia di reali valori, di una civiltà spersonalizzante e nascosta dietro l'ipocrisia meccanicistica.
Nel giardino dei suoi ricordi il poeta randagio, a cuore nudo, accoglie il lettore, iniziandolo al mistero della vita.

By Michele Barbera  

sabato 30 settembre 2017

IL VOTO DELLA PAURA, MA E' SBAGLIATO NON VOTARE


L'anno 2017 è stato un anno di elezioni in tutta Europa e nel mondo. Ancora non è finito l'anno ed avremo le elezioni regionali in Sicilia. Ma in tutte queste campagne elettorali, in ogni cabina di voto c'è stato e c'è un comune denominatore: la paura. 
Paura. E' da ipocriti non riconoscerlo. La paura ha soggiogato gli elettori: paura della crisi, dell'immigrazione, della guerra, del terrorismo. Della povertà. Sopratutto. 
La paura alimenta sfiducia e, questa, l'astensionismo.
Se una volta si diceva che il popolo votava con la pancia piuttosto che con la testa, oggi la spinta al voto, abbandonata ogni ideologia vaga ed astratta, vola terra terra. E quando manca la spinta, non si va a votare, pensando che la nostra protesta venga notata. 
Non è così. Mai più che in ogni situazione, l'assente ha torto. 
Chi non vota fa vincere i "furbastri" della politica, del malaffare e dell'opportunismo. 
No a tutto questo.
C'è bisogno di protezione, di certezza, di decisioni e di saper fare. 
Nel generale disaffezione per la politica e per i politici, tutti - dico tutti - partiti, movimenti ed associazioni varie si sono dimostrate incapaci del consenso ottenuto e menefreghisti rispetto alla cosa pubblica: l'elettore vota oggi più per impulso istintivo di sopravvivenza che per un calcolo ragionato. 
Oggi, purtroppo, non ci si affida al candidato che appare più onesto e capace, oppure a quello da cui spera di poter riscuotere qualcosa o di ricevere la classica raccomandazione. Vige l'imperativo opposto: va premiato il candidato più urlante, che alza la voce e millanta onestà e se c'è, magari, la protesta, allora il voto va bene. Il candidato rassicura se è campanilista, protezionista, razzista se non nelle parole, nei fatti. O viceversa.
C'è voglia di scardinare la palude politica e i soliti noti che fanno della loro carica una comoda mangiatoia e del vuoto chiacchiericcio il loro vangelo. 
C'è voglia di cambiare, ma nel dopo-berlusconismo nulla è cambiato. Specie in politica. Addirittura nei movimenti populisti si è verificato che nella stessa famiglia uno è senatore e l'altro e deputato. 
Si vede in giro gente a zero valore che ha saputo semplicemente cavalcare l'onda, appuntarsi il distintivo e proclamarsi sceriffi della politica ma solo per soddisfare una fame atavica di potere e di denaro.
In Sicilia, l'acqua, bene primario e prezioso, da bene pubblico inalienabile è diventato merce privata, alimentando un commercio pieno e marcio di corruzione, nonostante il volere contrario della gente.
La crisi economica è ben lontana dall'essere risolta, l'Africa ed il Medio Oriente sono bombe ad orologeria pronte ad esplodere, da dove si esporta disperazione e terrorismo. 
La Sicilia è al centro di tutto questo, di quel Mediterraneo che è divenuto snodo cruciale di civiltà. 
Non abbiamo bisogno di accattoni, apprendisti stregoni, arruffoni della politica. O di mafiosi e settari con il volto perbene. 
Per fare tutto questo l'elettore deve andare a votare e deve impegnarsi. 
Invito la gente ad andare a votare e a dire chiaro al politico che lo si è votato. Seguite il vostro candidato, perseguitatelo, chiedetegli il rendiconto del voto, del suo impegno. Sputtanatelo se necessario: è uno di voi. Ha il vostro mandato. Non esistono politici intoccabili o "potenti". Non votate candidati "al buio" perché non siete servi sciocchi, ma cittadini intelligenti. 
Non votate il migliore perché ve lo dicono, ma perché credete realmente che lo sia. E se non rispetta il suo mandato... A CASA!!! 
Tutto non può finire nella paura
Questo dovrebbe essere lo slogan dei nostri, più che politici, amministratori. 
By Michele Barbera