giovedì 25 agosto 2016

CRONACHE SPOGLIE DI UNO PSICONAUTA: IL PREMIO DE L'ACCADEMIA "IL CONVIVIO"


Ringrazio l'Accademia Internazionale "Il Convivio" ed il Prof. Giuseppe Manitta per il riconoscimento dato al dramma "Cronache spoglie di uno psiconauta", un testo teatrale a cui sono molto legato per l'intensità e la profondità che ho voluto esprimere. 
Gratissimo al Prof. Giuseppe Manitta per la raffinata ed elegante motivazione: 


                                   
By Michele Barbera 


martedì 16 agosto 2016

FERRAGOSTO 2016 A MENFI: LA STRADA GIUSTA


Se i menfitani (e non) seguissero le problematiche amministrative come la “questione ferragostana” l’amministrazione comunale avrebbe di che rallegrarsene. 
Mail e post di amici e di conoscenti (oltre che “roventi” polemiche pubbliche su FB) mi hanno spinto a prendere posizione su un argomento su cui qualche annetto fa avevo parlato di “giro di vite”.
Oggi non posso che prendere atto con piacere che quel giro di vite si è rafforzato e prosegue nella direzione corretta.
Chi pensava o pensa che gestire diverse migliaia di persone che “invadono” il litorale in quella particolare notte dell’anno sia facile sbaglia. Si possono fare piccoli passi e piccoli aggiustamenti, anno dopo anno.
Fino a far mutare l’approccio degli “utenti” (posso chiamarli così?). Siano essi giovani o adulti, vacanzieri con la salsiccia, disperati rockdannati o innamoratini in cerca di privacy.
Intanto, negli ultimi anni lo spirito dell’orda selvaggia non c’è più. 
Così come non può trovare posto, su una spiaggia pubblica, lo “sballo” a tutti i costi, l’ubriacatura molesta, i bidoni di vino, la scofanatura di ruote di salsiccia arrostita su barbecue improvvisati e la gastronomia pret-a-porter, con tanto di nonna addormentata sulla sedia a sdraio.
Inevitabile la presa di coscienza delle autorità. Fino a qualche anno fa la spiaggia, ahilei, l’indomani della “notte-dei-lunghi-coltelli” era ridotta peggio di una pattumiera, con bottiglie rotte, residui di barbecue, sacchi di plastica, preservativi e monnezza  a cielo aperto.
Non faccio distinzione tra menfitani e non (il vandalismo era generalizzato). Ma è chiaro che poi tutto il negativo si riversava sul Comune di Menfi e tutti i fruitori della spiaggia nei giorni a seguire, tiravano sassi ai "poveri" amministratori menfitani.
Quest’anno non è andata così.
Si è proseguito sulla strada giusta, ben coscienti che il cammino non è finito. Si è svolta un’adeguata opera di prevenzione e di informazione, gli amministratori, in primis l’assessore Rossella Sanzone, i vigili urbani, gli appartenenti alle forze dell’ordine, i volontari sono stati presenti. Che poi ci siano stati giovani che hanno infiltrato clandestinamente le tende e gli scatoli di birra, che vi sia stata una musica che ha squassato i timpani sino a ben oltre le ore piccole, che vi sia stato qualche atto di vandalismo e comportamenti inopportuni, sono aspetti negativi che debbono essere corretti e che meritano la dovuta attenzione per il futuro.
E’ una assoluta minchiata (perdonate il francesismo) dire che senza giochi di artificio sul mare il “ferragosto” a Menfi è morto. Come se il turismo a Menfi dipendesse dal ferragosto. Così non è. Sarei ben contento se la direzione del turismo a Menfi (non solo a Porto Palo, non solo a Fiori) prendesse ben altre direzioni.
La notte di ferragosto è quella che è. Una notte su 365, che non ha particolare pregio se non quella di smuovere oltre il dovuto gli ormoni e la “manciatina”. Semel in anno licet insanire (ma non si diceva a Carnevale?).
Ma per me è molto più significativo che accanto agli ombrelloni in spiaggia si schiudano le uova delle tartarughe, frutto di un habitat che nonostante tutto riesce a conservare un certo equilibrio.
Mi muoverei nell’ottica dell’accoglienza, di sorvegliare maggiormente le spiagge contro piccoli e grandi abusi (compresi i villaggi di capanne improvvisate), di riparare le strade, di fare trovare strade pulite ed acque senza l’olezzo delle “foci” con gli allacci abusivi delle fogne ed acqua non depurata. Mi muoverei nel senso di recuperare l’erosione costiera e di aumentare le potenzialità del “turismo integrato” (non solo ombrellone e bagno-a-mare). Vi sono tantissime cose da fare molto più importanti dei fuochi di artificio di ferragosto a Porto Palo. Per fare affezionare l’utente a Menfi. Nel marketing si chiama “fidelizzazione” ed è garanzia di successo: chi viene a Menfi deve sentire il bisogno di ritornarvi.
Ed invece, mi tocca registrare post al veleno ed addirittura menfitani che dicono al "turista": “se non ti piace te ne vai”.
No, così non va.
Capiamoci: il turismo “mordi-e-fuggi”, una-notte-un giorno, è il più deleterio: è il turismo del me-ne-frego, del piscio in strada e me ne vado, tanto poi non ci torno più. E’ il turismo dei sacchetti di plastica abbandonati lungo le strade. Del mozzicone di sigaretta acceso buttato nelle cunette, pronto ad accendere un incendio.
Occorre il passaggio da “turista” a utente consapevole e responsabile. Custode di un territorio che non è suo, ma di cui fruisce.
Per fare questo è indispensabile una sinergia con i centri abitati dell’hinterland i cui abitanti regolarmente usufruiscono delle spiagge di Menfi e dove in molti hanno la seconda casa.
Non siamo più a quarant’anni fa, dove in spiaggia si veniva una volta ogni tanto, il bagno-a-mare era quasi un lusso per pochi ed una volta lì si tiravano fuori le teglie di pasta a forno e le angurie messe a rinfrescare nella sabbia della battigia.
All’epoca l’impatto sull’ambiente era davvero minimo e gli effetti dell’antropizzazione limitata.
Oggi le spiagge di Menfi sono meta abituale di decine di migliaia di persone che vengono dal trapanese, dal palermitano e di una buona parte dell’agrigentino. Senza considerare le persone fuori Sicilia. C’è bisogno di ordine e di organizzazione. L’utilizzo indiscriminato del litorale oltre a danneggiare l’ambiente, degrada la qualità delle spiagge e dell’acqua marina. Con buona pace delle bandiere blu.
By Michele Barbera 


mercoledì 10 agosto 2016

INFERNO SIRIA: SCHIACCIATA TRA ISIS E MIRE DI ESPANSIONISMO, IL CATTIVO GIOCO DI ERDOGAN E PUTIN

Della Siria in questo blog ci siamo occupati tempo fa, forse in tempi non ancora sospetti e tragici come quelli odierni.
Avremmo voluto essere cattivi profeti, purtroppo gran parte di quello che temevamo si è verificato: la massa di profughi che schiaccia sull’Europa, un intero stato  alla mercé dei pazzi terroristi dell’ISIS, Putin che gioca al gatto con il topo con Assad. Le Nazioni Unite assolutamente impotenti ed inefficienti.
Eppure la Siria è uno snodo fondamentale nello scacchiere mediorientale. Da sempre Damasco ha rappresentato il punto cruciale degli equilibri tra mondo arabo e mondo cristiano. Invece, questo gioco al massacro ha diffuso un virus pericolosissimo, quello della destabilizzazione, della precarietà politica e governativa.
Chi ci sta guadagnando in tutto questo?
Da tempo, in quei territori Putin sta adoperando la “mano pesante”: ha letteralmente invaso l’Ucraina, ha mire espansionistiche mal celate, si è approfittato della Siria riducendola a brandelli e dando una feroce prova di forza ai c.d. “ribelli”. I ribelli che poi non erano tali erano i miliziani che combattevano la dittatura di Assad o, forse, erano quelli che davano fastidio alla Russia di Putin.
Poi la Turchia ha abbattuto un caccia russo. Per un errore? O perché voleva mostrare i denti a Putin?
Poi il trono di Erdogan è tremato per un finto “golpe” manovrato ed architettato da qualcuno per fare spaventare il leader turco.
Al che Erdogan, paese NATO, che fino ad un giorno prima strepitava contro i Russi, si va a sottomettere a Putin.
Coincidenze? Le coincidenze nella storia non esistono. Esistono semmai le convenienze, i compromessi.
Erdogan sta facendo il doppio gioco. Spreme l’Unione Europea e le sue debolezze, ricatta gli Stati Uniti e nel frattempo si va a mettere sotto l’ombrello protettore di Putin, l’unico che può davvero creargli pericolo, l’unico che, forse, c’entra davvero qualcosa nel colpo di Stato.
Il generale Dalla Chiesa una volta ebbe a dire che la prima corona di fiori che arriva al morto ammazzato di mafia è quella del mittente.
Se è vero che la prima telefonata dopo il “finto” golpe che è arrivata a Erdogan l’ha fatta Putin, c’è poco da stare allegri.
Attenzione Putin non è un Trump qualsiasi. Non fa chiacchiere. E’ furbo, potente e molto, molto pericoloso.
Ed a farne le spese non sarà solo la povera e martoriata Siria.
By Michele Barbera