martedì 22 agosto 2017

VACCINARSI E' UN DIRITTO: IL PERCHE' DEL NOSTRO SI' AI VACCINI

Si avvicina l'apertura dell'anno scolastico e la polemica sui vaccini, e lo dico seriamente, appare veramente fuori di luogo. Per secoli la medicina ha dovuto affrontare duri percorsi di ricerca per sintetizzare le molecole dei vaccini contro malattie devastanti, capaci di generare epidemie e falcidiare la popolazione. 
A tutt'oggi, quanti non sarebbero felici di avere un "vaccino" antitumorale, di una medicina, cioè, che assunta in via preventiva scongiurasse lo scatenarsi di patologie mortali?
E, invece, si polemizza contro l'uso dei vaccini, si sparano balle su presunte malattie collaterali. 
I ceppi delle malattie tradizionalmente oggi oggetto di vaccinazione sono sempre lì, dietro l'angolo. A volte basta abbassare l'asticella dell'attenzione e subito si scatenano con mini epidemie. Quindi, non è vero che sono debellate ed esporre i nostri figli a rischi serissimi dovrebbe indurre ogni genitore di buon senso a richiedere la vaccinazione non come "obbligo" ma come "diritto".
Altra cosa, questa sì che è giusto pretenderla è la estrema rigorosità dei controlli sui vaccini. Abbiamo il diritto, stavolta sì, di pretendere che siano confezionati a norma, che non subiscano decadimenti per cattiva conservazione o altra alterazione o contraffazione. 
Però tutto questo non ci deve mai fare dimenticare che i vaccini hanno consentito di sconfiggere malattie gravi e mortali. Rifiutarli, oltre che estremamente stupido, ci rende responsabili di fronte ai nostri figli ed alla loro generazione, il cui diritto alla salute va sicuramente tutelato.
By MIchele Barbera 

domenica 6 agosto 2017

GOOGLE CAMP 2017: LUCI ED OMBRE DI UN EVENTO INSPIEGABILE




I fari psichedelici del “misterioso” evento della multinazionale Google si sono spenti da poco, gli aerei privati, jet ultra-tech e yacht, hanno mestamente lasciato gli areoporti siciliani, i vip si sono salutati ad abbracci e baci. Rimane in bocca ( a loro) il mitico sapore dei favolosi menu proposti in cene milionarie all'ombra di antiche rovine, il raffinato ambiente del resort a cinque stelle da 1.500,00 euro a notte; rimane (a noi) il traffico di elicotteri ronzanti sulle spiagge, il codazzo di vetture mitiche e la cortina di impenetrabile segretezza del “summit” privato che sta diventando un must tra i vip di tutto il mondo.
Quello che colpisce è intanto la eterogeneità degli “invitati”: attori, attrici, cantanti, manager ed amministratori delegati, ma anche il capo del Fondo monetario mondiale, quella Lagarde che, sebbene stracarica di impegni, trova il tempo per partecipare in Sicilia a questo evento. Così come tutti gli altri vip, convenuti da ogni angolo del pianeta. Tutti, nella loro scintillante eterogeneità, pienamente disponibili.
Sembra che sia una “proposta” che non si può rifiutare (forse c'entrerà quella triste Sicilia del “Padrino”?).
Attenzione, non sto criticando l'evento in sé. Anzi, da buon siciliano ospitale, mi piacerebbe che tutti, proprio tutti, vip e non venissero a trascorrere qualche bel giorno in Sicilia ed il migliore augurio che potrei fare sarebbe quello di andarsene con il desiderio di tornare.
Ma Google Camp non è un ritrovo di “vecchi amici”. State attenti.
Jovanotti, persona che reputo sincera, tempo fa si fece scappare davanti ad un affollato convegno all'università di Firenze che era stato invitato ad un “summit segret...ehm privato, molto, molto esclusivo organizzato da una delle più grandi aziende del mondo”. Jovanotti accenna che lì si decideva il "futuro". Tutto in segreto.
Non è solo una questione di privacy per i vip. Né di smargiassate all'americana che affittano “in esclusiva” bellezze archelogiche per consumare il loro picnic di lusso.
No. In quel segreto c'è dell'altro.
C'è il futuro del mondo, le strategie globali economiche, lo sviluppo dell'economica, dell'energia, i flussi di denaro, c'è la “rete” mondiale che avviluppa tutto e tutti e ci tiene prigionieri nella nostra realtà satellite.
L' hi-tech, la realtà virtuale, gli investimenti milionari, lo sfruttamento delle risorse sono questioni che investono le nostre vite.
Chi decide? Loro.
Sempre Jovanotti, ma anche altri per la verità, hanno rimarcato il fatto che a questi meeting non c'è nessun politico di rilievo, nessun capo di stato. E tutti concludevano che il vero potere è quello economico non politico ( i politici sono inutili, pare sia il mantra del google camp, svelato da Jovanotti). I leader politici sono parentesi di storia, più o meno sbagliate.
Il denaro, l'informazione, l'investimento è quello che resta, il potere vero, quello che decide il futuro.
Molti si chiedono, in una logica condivisibile, del perché non viene reso noto quanto meno l'oggetto di questi “meeting”, l'oggetto "reale" e, magari, un comunicato stampa sulle conclusioni delle riunioni a cui partecipano soggetti che pilotano le multinazionali dell'economia globale.
No, non c'è neanche questo. Buio totale.
Tutti siamo rimasti fuori a guardare la vetrina luccicante dove i manichini recitavano lo spettacolo. Ma di chi ha vestito i manichini, chi li muove e perché, non ci è dato saperlo.
Viene naturale da chiedersi il perché.
Passata l'ubriacatura rimane il mal di testa.
E questo, badate bene, sarà duro da passare.
Almeno fino al prossimo Google Camp.

By Michele Barbera  

lunedì 17 luglio 2017

RIAPRE L’AVIS DI MENFI: GIORNO 14 LUGLIO LE PRIME DONAZIONI DOPO QUASI TRE ANNI!!!

Una grande notizia per Menfi ed i suoi cittadini. Una storia a lieto fine dopo che disinteresse e pasticci burocratici, con lungaggini a mai finire ne avevano decretato la sospensione dell’attività e la chiusura, per fortuna temporanea (avevamo denunciato il caso con un post del 21/10/2014).
È con immensa gioia che annunciamo, grazie all’impegno di Filippo Belmonte ed ai componenti del direttivo dell’AVIS, Sezione di Menfi, che i donatori di Menfi potranno ritornare ad adempiere all’alto dovere civico di donare il sangue.
Per scaramanzia (burocratica), non abbiamo voluto dare prima la notizia. Ma oggi è ufficiale e confermato: il 14/07/2017 i donatori hanno ripreso le donazioni nella nuova sede di Corso dei Mille.
L’AVIS di Menfi si appresta, così a rivivere una nuova stagione, dopo che tre anni fa aveva lasciato al Comune i locali di Via Volpe.
Sembrava una parabola di chiusura di un presidio del territorio, una delle tante che contraddistingue in negativo la storia della nostra cittadina, fatalmente destinata al disimpegno.
E invece no.
Filippo e gli altri ce l’hanno fatta.
Impegnandosi giorno dopo giorno, senza arretrare di un metro, portando avanti con l’ASP e la Regione il duro braccio di ferro per la riapertura della Sede.
Sembra assurdo ma così è.
L’AVIS non è certo un’associazione di profitto, non è una speculazione, non è solo “beneficienza”, è amore per gli altri: un donatore dona gratuitamente a chi ha bisogno, uno sconosciuto che riceverà dal sangue del donatore la possibilità di vivere, di guarire.
È veramente assurdo che i componenti del Direttivo abbiano dovuto lottare quasi tre anni prima di poter riaprire la sede, tre lunghi anni in cui è stato messo in discussione il patrimonio umano e sociale della sezione fondata nel 1977 dal lungimirante Gaspare Zinna, indimenticato Comandante della Polizia Municipale e filantropo. Lui, infatti, aveva deciso di creare, con alcuni amici, la sede AVIS a Menfi, affidando ai suoi concittadini il compito di salvare vite umane, donando il proprio sangue in modo anonimo e disinteressato.
Tre lunghi anni che non hanno fiaccato le energie di Filippo Belmonte e del suo staff pronto a spendersi per salvaguardare l’attività dell’AVIS.
La nuova Sede, attrezzata di tutto punto con poltrone di ultima generazione, e con ambienti ristrutturati, arredati ed accoglienti, è pronta a raccogliere la sfida di solidarietà e di umanità che ogni giorno incidenti, malattie, emergenze sanitarie pongono agli operatori.
Da più parti, e ne raccogliamo l’appello condividendolo, si vuole dedicare la nuova Sala Trasfusioni alla Memoria di Gaspare Zinna. Giriamo l’iniziativa meritoria al Direttivo AVIS ed ai Soci perché la facciano propria nell’anniversario del quarantennale di attività, un piccolo riconoscimento a chi ha saputo donare a Menfi questa grande iniziativa di solidarietà.

By Michele Barbera 

domenica 25 giugno 2017

I SIGNORI DELL'ACQUA E LA WATER ECONOMY


Solo lo 0,001 per cento della massa acquea presente sul nostro pianeta è di buona qualità e facilmente accessibile. Di contro tutte le attività umane hanno bisogno dell'acqua. La crescita della popolazione ha innalzato in modo esponenziale il bisogno di sfruttamento delle risorse idriche che, invece, hanno subito un depauperamento per via dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.
L'acqua ha così interessato progressivamente gli appetiti dei grossi investitori, multinazionali alla ricerca del profitto, a cui il petrolio, le guerre, la fame, l'iperconsumismo NON bastano più.
Cercano nuove fonti di guadagno e da tempo commissionano studi statistici e di fattibilità sulla gestione speculativa delle risorse idriche.
Politici caproni, ignoranti e corrotti hanno aiutato ed aiutano queste multinazionali che si trincerano dietro motivazioni apparenti sulla bontà ed efficienza della “gestione privata” dell'acqua. Dietro le apparenze gli squali della finanza mondiale muovono le logiche della corruzione e del denaro per allungare le mani sulle fonti idriche.
Sì la battaglia dei prossimi anni (non secoli, non decenni) si svolgerà lì, sull' “oro blu”.
I nuovi speculatori non hanno bisogno di gestire e fomentare guerre, inventarsi nuove politiche consumistiche, speculare sull'energia o spingere sul bottone del progresso per spremere soldi dalla gente. Il loro business è sotto gli occhi di tutti: basta solo arrivare prima, saperne approfittare.
Ho litigato l'altro giorno con un sedicente ambientalista che mi parlava delle “balene” e della “caccia” e del “carbone” (alla faccia di Ciuffone Trump, il disgraziato presidente degli ancora più disgraziati stati uniti – con la lettera minuscola).
Ho litigato non perché io sia un cacciatore o sia a favore dell'utilizzo del carbone. Tutt'altro. Ho litigato perché non ci si rende conto che ogni giorno perdiamo la battaglia contro le multinazionali dell'acqua. E nelle “stanze che contano” nessuno fa una piega. Sembra quasi che non importi a nessuno.
Il vero crimine del secolo è questo: chi diventerà padrone dell'acqua, governerà il mondo. Senza se e senza ma.
Le multinazionali hanno interesse a che le risorse diventino “rare” per poi poterci speculare sopra.
Basti pensare, dalle nostre parti, alle reti idriche finite in mano a società private, con i conseguenti rincari e le repentine interruzioni di servizio: i padroni sono loro e fanno quello che vogliono. I politici e gli amministratori diventano solo dei fantocci, burattini corrotti ed incapaci.
L'uomo può fare a meno dell'auto, dell'energia elettrica, di internet e di tutte le altre cavolate. Ma non potrà mai fare a meno dell'acqua. Niente potrà sostituirla.
Quindi, per chi si impegna nell'ambiente, per il vero progresso sociale, per l'umanità la priorità è questa: salvare la proprietà pubblica dell'acqua.
Prima che sia troppo tardi.

By Michele Barbera

mercoledì 14 giugno 2017

IL COMICO E LA BALLERINA... OVVERO TE LO DO IO IL MOVIMENTO CINQUE STELLE

Ho sempre avuto una spiccata simpatia per il movimento Cinquestelle, così come per Beppe Grillo, che ho sempre ammirato per il coraggio che ha avuto – da vero comico ed umorista - di dire quello che pensa, anche se questo gli è costato per anni l'ostracismo nella “tv-di-stato”. Ancora ricordo i suoi sberleffi e le irrisioni rivolte a quei politici (socialisti, democristiani, repubblicani, etc...) che, prima ancora di Mani Pulite, avevano messo a nudo le corruttele e scoperchiato la pentola di malaffare e criminalità di cui era affetta l'intera classe politica.
Niente da dire.
Anche per la leggiadra ed eterea Virginia Raggi, ritrovatasi, come Alice nel Paese delle Meraviglie, a fare il sindaco di Roma, ho nutrito sentimenti di simpatia e di incoraggiamento.
Sappiamo tutti che governare Roma significa amministrare la più difficile città d'Italia. Una città che è al contempo, museo a cielo aperto, con un patrimonio artistico e storico unico in tutto il mondo, capitale di uno Stato, con i doveri di rappresentanza e con l'intreccio delle relazioni istituzionali necessarie al governo nazionale, enclave di uno stato particolare, come è la Città del Vaticano, una metropoli convulsa, in sempiterna fase di crescita, etc...
Sappiamo tutti che nessuno ha la bacchetta magica e che i problemi di Roma, compresa un'endemica tendenza allo sfascismo, sono atavici ed affondano le radici in una complessa tradizione storica ed antropologica, ma la eburnea e danzante Virginia non può sperare di riscattare se stessa e la sua pallida entrata in scena con una ingenua (a dir poco) lettera al Viminale dove invita a non fare entrare rom ed immigrati nella Capitale. E così sperare che si risolva il problema (o che altri risolvano il problema).
È come scrivere al Padreterno una lettera in cui lo si invita cortesemente a far scomparire la fame nel mondo.
Certo i miracoli sono sempre possibili...
Quello che i Cinquestelle non hanno capito è che quando si passa al governo, vuoi o non vuoi, finisce il tempo della protesta e comincia quello della proposta, del FARE.
Ci vuole progettualità, iniziativa, decisionismo, pianificazione, lavoro serrato, per costruire, raggiungere obiettivi, soddisfare i bisogni della gente, avere idee sullo sviluppo, creare opportunità. Poco alla volta, costantemente, giorno e notte.
Un'amministrazione deve saper rischiare, lottare per i suoi cittadini, affrontare i problemi e le questioni di petto, senza sconti o indecisiioni. Qualcuno criticherà, qualcun altro apprezzerà. Ma il decisionismo, l'azione, il soddisfacimento dei bisogni della popolazione, è quello che contraddistingue un sindaco ed il suo governo che non può essere fatto di letterine a Babbo Natale o di tremebonde comparse in TV, in cui si sventola la bandiera dell'innocenza e del “nulla-so-nulla-faccio”.
Ma senza il “FARE”, un'amministrazione cittadina diventa ombra che svanisce, fantasma di se stessa, inutile perdita di tempo.
Grillo lo sa. Lo deve sapere. Ed anche Virginia.
By Michele Barbera